La stanza, la ghianda
e la felicità
ISBN 9788897715320
Anno di pubblicazione: 2025
Edito da conSenso publishing
Collana Sophia
Illustrazioni a colori di Eliana Noto
€ 18,00
Appunti da un tempo straordinario per una possibile psicopedagogia della formazione di Alessandra Mazzei si rivela come un’opera di resistenza, nata nel silenzio forzato della pandemia. Un silenzio che l’autrice ha saputo trasformare in parola viva, in pensiero che si fa umanità, proponendo un’indagine interdisciplinare anche intorno all’esperienza del lockdown da Covid-19 (2020–2022), riletta come “area di transizione” in cui sono riemerse dimensioni identitarie e pedagogiche inedite. Partendo da memorie personali e suggestioni culturali di varia matrice, l’autrice fa partire le sue riflessioni dal daimon junghiano e dalla metafora, che sa quasi di primitivo e sacro, della ghianda: quel piccolo seme contiene già tutto il destino della quercia, così come noi portiamo dentro la nostra essenza individuale, spesso però sepolta sotto strati di convenzioni e aspettative altrui.
La prefazione di Giuseppe Trebisacce e la postfazione di Anna Salvo contestualizzano il testo nell’ambito delle teorie della formazione del soggetto, dall’approccio minimo-montessoriano alle più recenti prospettive psicoanalitiche sulla resilienza e sul ben-essere emotivo, così da rinvenirvi un quadro di pratiche psicopedagogiche che potrebbero offrire un contributo prezioso anche per formatori e ricercatori del campo dell’educazione.
I ventidue capitoli scorrono come un fiume carsico che a tratti emerge, illuminando territori dell’anima che la fretta quotidiana ci impedisce di visitare. La lentezza, la sobrietà, il coraggio della sconfitta: parole che sembrano eretiche in questi tempi ossessionati dalla prestazione continua e dall’apparire a tutti i costi. Colpisce come Alessandra Mazzei parli anche della genitorialità senza retorica, guardando in faccia le contraddizioni e le ferite che questo ruolo comporta.
Non è forse questo il compito della scrittura? Nominare ciò che fa male per iniziare a curarlo. Le sue riflessioni hanno la nudità di chi non teme di mostrarsi vulnerabile. In un’epoca di narrazioni artefatte, questo libro scava nella terra umida della vita quotidiana, trovando bellezza nei gesti minimi, nel respiro trattenuto, negli incontri apparentemente casuali. La vera rivoluzione, ci suggerisce l’autrice, sta nel sottrarsi alla logica dell’accumulo, nel saper dire “basta così”, e nel riconoscere quel daimon interiore che ci guida verso la nostra forma autentica, ben lontana dai modelli di successo imposti dalla società. È un invito a una ribellione silenziosa ma tenace, quella che nasce dal riappropriarsi del proprio tempo e della propria verità.





















